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di un mondo senza barriere.

L’oceano è la mia palestra (di vita)!

Selfie ragazzo disabile in barca a vela

Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Jonathan Martins, un ex istruttore di paracadutismo, che, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di intraprendere un viaggio in solitaria in barca a vela. Fin qui nulla di eccezionale, se non fosse che il nostro protagonista è un velista paraplegico: quante sfide avrà dovuto affrontare da solo in mezzo al mare? Scopriamole insieme.

Il mare? Che noia!

Tutto comincia circa una decina di anni fa. Jonathan e il suo amico Bram stavano amabilmente conversando attorno ad un falò, parlando della loro vita in generale e del lavoro; entrambi stavano cercando nuovi spunti e stimoli per il loro futuro. Proprio in quel momento, Bram lancia a Jonathan la proposta di condividere un’esperienza in barca a vela in mare aperto.
La prima reazione di Jonathan non è entusiastica:

In barca a vela? Mi dà l’idea di essere noioso e poi le barche sono lente e io soffro pure il mal di mare

Jonathan oggi è un velista paraplegico con un importante bagaglio di esperienza. Non solo. Jonathan è  il primo velista disabile che ha circumnavigato la Nuova Zelanda, solcato il Mar dei Caraibi due volte, attraversato da solo l’Oceano Pacifico e che, prima della fine del 2016, ha concluso, sempre in solitaria, la navigazione dell’Oceano Atlantico.

Una vita all’insegna dell’indipendenza!

Ho sempre cercato di cavarmela da solo, indipendentemente dalle mie possibilità economiche. Più dipendi dagli altri e chiedi il loro aiuto, meno spazio ti riservi per una vita ricca di stimoli e sorprese!

La sua esperienza in barca a vela inizia dopo aver frequentato un breve corso di un weekend. Sin dall’inizio, il suo desiderio più grande è sempre stato quello di costruirsi la propria barca e circumnavigare il mondo intero. Dopo essersi trasferito nella sua terra natia, la Nuova Zelanda, decide di coltivare questo sogno, acquistando “Romana”, la sua prima vera barca, alla quale dedica tre anni e mezzo di intensi lavori per riuscire a sistemarla e restaurarla da zero. Lo stesso Jonathan ammette che questa è stata un vera e propria impresa titanica, forse la più faticosa mai compiuta in assoluto!

Testimonials

Vara l’imbarcazione nel 2010, naviga per poco più di un anno, fino a quando un incidente sul lavoro sconvolge e rivoluziona la sua vita. La notte di S. Silvestro del 2012, infatti, durante la sua ultima stagione come istruttore di paracadutismo, una brutta caduta gli provoca una paralisi degli arti inferiori. Paraplegia, stadio L1: questo il terribile verdetto. Se gli si chiede di commentare il suo incidente, Jonathan risponde così: “Lo vedo come un dono, un’enorme benedizione della mia vita, ma l’importante è saperla sfruttare. Se arrivi a maturare questa consapevolezza ma non reagisci subito, la valenza positiva e l’enorme forza che ne deriva svaniscono in un lampo, passano in secondo piano e rischiano di non affiorare più”.

Il ritorno alla vela dopo l’incidente

La decisione di Jonathan, a questo punto, è stata estrema: navigare in solitaria, unico membro dell’equipaggio a bordo della sua imbarcazione. Questo significa che tutte le incombenze sono solo e unicamente sulle sue spalle: tanto quelle legale alla navigazione – le manovre, la scelta delle rotte, il cambio delle vele – quanto quelle legate alla quotidianità, come cucinare, mangiare e dormire. Può sembrare strano, ma la miglior dote di un velista in solitaria è quella di sapere quando andare a dormire e, allo stesso tempo, riuscire a riposare il più possibile per recuperare tutte le energie necessarie: “Quando sono a bordo della mia barca, trovo sempre la giusta dimensione all’interno della quale riesco ad arricchirmi non solo a livello fisiologico e mentale ma, per certi versi, anche spirituale.

E’ una palestra di vita che mi mette nelle condizioni di ricercare dentro di me la verità intrinseca del mondo che mi circonda!

Disabilità? Quale disabilità?

Semplicità ed essenzialità sono le parole d’ordine nella scelta dell’equipaggiamento a bordo. La disabilità non la fa da padrona: no alla carrozzina e spazio ad uno speciale cuscino, agganciato al fondoschiena, per aiutare Jonathan negli spostamenti all’interno dell’imbarcazione. Anche per raggiungere la riva o in fase di ormeggio, Jonathan preferisce allenare spalle e tronco trasferendosi su una piccola barca a remi, piuttosto che scegliere un’alternativa a motore che richiederebbe uno sforzo praticamente nullo.

L’esperienza della navigazione in barca a vela sa regalare momenti belli, sereni e indimenticabili ma allo stesso tempo anche spaventosi e imprevedibili, come è successo a Jonathan in occasione dell’attraversata del Pacifico nel 2014: tutto ad un tratto, infatti, il pilota automatico si è rotto e uno dei fili metallici che sorreggevano l’albero maestro ha rischiato di spezzarsi. “Ciò che ci tiene vivi giorno dopo giorno è forse proprio la nostra paura intrinseca della morte!” sostiene lo stesso Jonathan, sorridendo al solo ricordo di quei terribili momenti. Jonathan adora le sfide. Durante il suo ultimo viaggio nell’Oceano Atlantico, ha deciso di essere da solo nel vero senso della parola, rinunciando sia alla musica che alla visione di film a bordo.

Questo è proprio il genere di esperienze che amo fare in piena solitudine. Tutti conserviamo delle verità dentro di noi, ma spesso non le sentiamo perché non abbiamo il tempo di ascoltarle!

La vita adesso

In questi giorni Jonathan si sta preparando per il suo secondo viaggio nell’Oceano Pacifico. Ecco il link alla sua pagina facebbok www.facebook.com/jonmartins per seguire le sue avventure e restare sempre aggiornati!

Ma c’è di più. Jonathan sta anche portando a termine la stesura del suo nuovo libro, un volume filosofico che si basa sulla sua storia personale: la narrazione di come un ex istruttore di paracadutismo sia diventato oggi un velista paraplegico che attraversa gli oceani in solitaria. “Il libro narra in particolare del mio ultimo viaggio nel Pacifico, le motivazioni che mi hanno spinto, gli aspetti pratici che mi hanno portato a realizzare l’impresa e quelli negativi che hanno rischiato di comprometterla. Analizzo poi tutte le ragioni che mi hanno spinto a non mollare e, in particolare, tutti gli aspetti personali e filosofici che si celano dietro a questa avventura”.

Autore: Anna Szutenberg – fisioterapista, viaggiatrice e scrittrice con una particolare predilezione per tutte quelle tematiche volte ad incentivare e promuovere uno stile di vita attivo. Per saperne di più www.aaoutthere.wordpress.com